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Le Piante


Thymus herba-barona

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Famiglia: Labiatae

 

Nome scientifico: Thymus herba-barona.

 

Nome sardo: Armidda, tumu, elba barona, amenta de Santa Maria, aspridda, aroma.

 

Habitat: La pianta predilige luoghi aridi e soleggiati in garighe ed incolti a quote elevate sopra i 700 m. Il Timo erba-barona è un endemismo sardo-corso molto diffuso nelle due grandi isole, presente soprattutto nelle montagne delle zone interne della Sardegna.            

 

Descrizione: Il timo è una pianta aromatica dalle foglie piccole, originaria della regione del Mediterraneo, in particolar modo nelle zone interne della Sardegna e della Corsica. E’ una pianta molto odorosa, con fusti legnosi alla base, strisciante tendente a formare pulvini. Foglie piccole, lineari - lanceolate, verde - argentate, cotonose e biancastre nella parte inferiore. I fiori, bianco-rosati o lilla, sono raggruppati in spighe all’ascella fogliare e compaiono dalla primavera alla fine dell’estate.                     

 

Periodo di fioritura: Maggio - agosto.

 

Parti utilizzate: Erba intera fiorita.

 

Uso interno: Il timo è forse la migliore erba antisettica per la gola infiammata, disturbi alle gengive, infezioni del tratto digerente e vermi intestinali. E’ molto efficace anche per qualsiasi tipo di tosse e disturbi bronchiali. Specifico per pertosse e tosse secca. In oltre è adoperato in caso di digestione lenta, problemi epatici, flatulenza, dolori da coliche, disturbi nervosi, mal di testa e vertigini.

Proprietà: aromatica, antisettica, antibatterica, tonica, digestiva, sedativa antispasmodica, balsamica espettorante, diuretica, emmenagoga, broncodilatatore, astringente, carminativo. E’ adoperato anche in liquoreria, profumeria, saponeria. Per uso esterno utilissimo per il piede d’atleta e altre infezioni micotiche, per sciacqui in caso di mughetto.

L’uso nei secoli: Fin dai tempi antichi il Timo è stato esaltato per le sue innumerevoli virtù. Gli antichi egizi e gli etruschi si servivano del Timo per produrre unguenti destinati all’  imbalsamazione dei defunti. Secondo la legenda, spuntò dal terreno sul quale erano cadute le lacrime di Elena di Troia. Il nome deriva dal greco Thumos, che significa fumare o fumigare, perché i Greci usavano bruciarlo sugli altari quando celebravano sacrifici in onore degli dei ricavando, inoltre, un incenso per respingere insetti e infezioni. In ogni caso i Greci lo consideravano simbolo di coraggio e intraprendenza, e ai tempi della cavalleria, le dame ricamavano un’ape che ronzava su un rametto di timo, sulle sciarpe da donare ai loro cavalieri che partivano per andare a combattere, allo scopo di infondere in loro il coraggio. I romani dormivano su strati di timo, aspirandone la dolce fragranza per combattere la malinconia, mentre in altre tradizioni si usava per placare timori e incubi.  Ai tempi di Bacone e della Regina Elisabetta il suo dolce profumo era tanto gradito che veniva coltivato nei luoghi di passaggio, in modo che, calpestato, spargesse la sua fragranza in tutto il giardino, procurando un piacere costante.

Note: specie esclusiva della Sardegna e della Corsica, utilizzata come aromatizzante della cucina tradizionale, l’uso del timo sardo è legato perlopiù alle tradizioni gastronomiche agro-pastorali dell’isola. Essendo un’erba molto aromatica mitiga molto il forte odore della selvaggina, dando alla carne un gusto più appetibile.

Avvertenze: evitare la somministrazione di dosi di olio puro  in stato  gravidanza. Diluire l’essenza  con acqua o olio vegetale per lavaggi, bagni, frizioni.

 

  

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