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Famiglia: Asteraceae o
Compositae.
Nome scientifico:
Helichrysum
italicum.
Etimologia: Helychrysum, dal
greco “helios”= sole e “Chrysos”= oro, per il colore dei fiori.
Nome sardo: Erba de Santa Maria
– Allu’ e fogu – Frore de Santu Juanne – Bruschiadinu- Abruschiadinu-
Uscradinu- Uscradina.
Habitat: L’Elicriso è originario
dell’area del Mediterraneo ed è una delle piante più caratteristiche
della Sardegna. Esso è presente, in modo particolare nei terreni
calcarei mesozoici dell’area centro- orientale dell’isola e, comunque,
ben esposti al sole. E’ possibile trovarla in altitudini dai 500 ai 1400
m. Richiede una buon’esposizione al sole.
Descrizione: L’ Elicriso è una
pianta molto aromatica ha la forma di un cespuglio molto ramificato,
alto circa 40 centimetro; 15– 30 capolini riuniti in corimbo hanno un
involucro di brattee al cui interno si trovano dei fiori giallo-dorati.
I fusti sono legnosi, contorti con rami arcuati ascendenti. Ha foglie
lineari- filiformi, le inferiori lunghe meno di 3-4 cm e largo cm 0,10,
fortemente revolute con la pagina superiore tomentosa.
Parti utilizzate:
Gambi, foglie
e fiori.
Periodo di fioritura:
Maggio -
Settembre in base all’altitudine.
Proprietà: Le proprietà
dell’elicriso sono antinfiammatorie generali, cutanei,
connettivali;anticoagulanti, antiflebitiche, antiematoma, analgesiche,
antiatritiche, ipocolesterolizzanti, espettorante, anticatarrale,
cicatrizzante, antipsoriassiche , antiallergiche (anche in uso
veterinario), antibatteriche e stimolanti pancheatriche.
L’uso nei secoli: i sardi
apprezzano molto questa specie il cui profumo ricorda il tipico pastore
sardo per quell’aroma che portava a casa appena rientrato dalla
campagna. L’asprezza e la dolcezza dell’ambiente naturale della Sardegna
esprimono il carattere orgoglioso del suo popolo. L’Elicriso è una
pianta aurea come, secondo una legenda, i capelli di quella ninfa che,
innamorata di un Dio e non corrisposta, fu trasformata in elicriso prima
di morire d’amore. Tra le credenze popolari relative ai poteri di questa
pianta officinale, non poteva mancare la qualità di portafortuna, cita
un detto: “Di fortuna resti intriso, chi si adorna di elicriso”.
Essendo una specie particolarmente aromatica, fino al secolo
scorso,in Sardenga si preparavano fasci essiccati di elicriso ai quali
si dava fuoco, per poi essere strofinati sull’epidermide del maiale
ucciso, ai fini di eliminare le setole e di dare un aroma intenso alla
carne. Un altro utilizzo tradizionale fu quello di poggiare sopra il
formaggio, mazzi di elicriso, per proteggerlo dalle mosche. Infine,
quando ancora non esistevano farmaci per liberare e disinfettare le vie
respiratorie, in Sardegna si praticava “ S’affumentu”, tradizionale
metodo che alleviava il mal di testa e preveniva le infezioni
bronchiali.
Avvertenze: Da evitare
l’uso dell’olio in stato di gravidanza, a soggetti epilettici, o in casi
di pressione alta. Non frizionatelo, né massaggiatelo direttamente sulle
vene varicose.
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